Spara alla moglie davanti al figlio e poi si toglie la vita

DUE COLPI A BRUCIAPELO, POI L'UOMO SI TOGLIE LA VITA A RHO
Spara alla moglie davanti al figlio
Milano, 30 luglio 2009 (La Repubblica, Milano)
Articolo di Gabriele Cereda
Lei se n'era andata da un mese, l'ha attesa sotto casa e l'ha freddata senza una parola.

Uccide la moglie in strada sotto gli occhi del figlio e poi si spara. Separati da un mese, l´uomo non accettava la fine del matrimonio. È in via Bellini, a Rho, che ieri mattina si è consumato il film dell´orrore. Pochi fotogrammi, impressi nello sguardo terrorizzato di uno dei due bambini della coppia, di soli sei anni, e in quelli della sorella della donna.
Alle 8,10 Pier Amariti, 34 anni, assicuratore nell´agenzia del padre, si presenta davanti a casa dei suoceri. Aspetta che la vittima, Cristina Messina, sua coetanea, esca. La donna, proprietaria di un bar in via Risorgimento, apre il cancello del numero 3. È qui che vive da quattro settimane, da quando ha deciso di separarsi. Con lei ci sono il figlio maggiore e la sorella. Salgono in macchina, una Citroen C5, ma dall´angolo sbuca l´uomo. Senza dire una parola, estrae una pistola di grosso calibro, una 375 a tamburo. Parte un colpo che scheggia la fiancata destra, dove è seduta sua moglie. L´esplosione richiama i vicini che, spaventati, cercano di capire cosa stia succedendo. Sono attimi, l´omicida apre la portiera, tira giù la moglie dall´auto, la trascina per qualche passo e fa fuoco. Due colpi a bruciapelo. Entrambi a segno, il primo si conficca nel collo, il secondo centra la tempia, la 34enne cade a terra in un lago di sangue. La sorella, Eleonora, scende dall´auto e fa in tempo solo a vedere l´uomo che rivolge l´arma contro se stesso e si uccide. Cade accanto all´ex moglie.
Tutto si consuma in pochi istanti, tra le lacrime del bambino e lo sguardo vuoto della sorella donna che riesce a urlare dopo un lungo silenzio. Le grida e le quattro detonazioni spingono la gente a scendere nella viuzza. Tra loro anche la madre della vittima. Sono i familiari di Cristina, che vivono tutti nello stesso caseggiato, a chiamare i soccorsi, ma i due coniugi sono morti sul colpo. Arrivano i carabinieri della compagnia di Rho e il nucleo radiomobile di Monza guidati dal maggiore Roberto Fabiani.
Ora il padre e gli altri familiari della donna non si danno pace, ce l´hanno con la polizia che, a loro giudizio, non sarebbe riuscita a fermare in tempo una tragedia che sembrava annunciata. In realtà, i poliziotti hanno fatto tutto quel che potevano. «Un mese fa ho visto le forze dell´ordine perquisire la macchina del marito, proprio qui di fronte», dice un vicino indicando il punto della mattanza. Eppure, fino a pochi mesi fa, il quadretto familiare pareva idilliaco. «Sembrava una coppia perfetta», dice in lacrime la cugina di lei, Germana. Poi la separazione. Pier Amariti minaccia di farla finita, mostrando alla moglie la pistola. Un episodio finito al reparto di psichiatria dell´ospedale di Rho dove i medici lo giudicano come una crisi momentanea. Sull´arma, rubata in una rapina in villa nel 2007, si concentrano le indagini degli investigatori. Si cerca di capire come sia arrivata nelle mani dell´uomo, incensurato. Da ieri i figli della coppia, il maschietto che ha assistito al massacro e una bimba di tre anni, sono stati affidati ai nonni materni.