Prima discussione per clinici (medici e psicologi). Quali difficoltà rispetto al pericolo armi?

E' aperta una prima discussione dedicata ai medici e agli psicologi.
Nei corsi degli studi delle facoltà di medicina e di psicologia non risultano previsti insegnamenti specifici sulla prevenzione delle azioni violente dei pazienti e in particolare sulla valutazione del rischio legato alle armi da fuoco legali. Analogamente non risultano insegnamenti nel corso delle scuole di specializzazione e nei corsi abilitanti alla psicoterapia.
Quali difficoltà incontrano i colleghi psicologi e/o psicoterapeuti durante la loro pratica professionale?
E' un problema avvertito? Quali risorse esistono e quali servirebbero?

Ho saputo per caso della vostra ricerca.

Ho saputo per caso del vostro sito e del questionario. Veramente per caso mentre cercavo in rete notizie sui criteri di non idoneità al porto d'armi per una valutazione di un paziente che ho in corso. Spero che circoli la notizia fra i colleghi psichiatri. Io lavoro in un CPS lombardo e non avevo ricevuto nessuna segnalazione. Cercherò di aiutarvi facendo circolare la notizia dell'iniziativa, davvero molto importante. Buon lavoro.

a me è successo

Personalmente mi è capitato solo una volta nel corso della mia pratica professionale come psicologo psicoterapeuta di aver a che fare con un paziente che aveva idee pericolose. Il mio ordine è stato di aiuto (nella figura del presidente locale) e mi ha sciolto dal segreto professionale, permettendomi di riferire all'autorità giudiziaria.
E' un caso avvenuto molti anni fa e di cui ho un ricordo molto intenso e drammatico anche se si era poi conclusa al meglio. Ben venga il dibattito oggi per avere linee guida condivise.

grazie

Io ringrazio per la consulenza che ho ricevuto tramite mail per un problema che ho incontrato con un paziente in psicoterapia la scorsa settimana. Anche se la consulenza diretta non mi pare una delle finalità del sito le risposte e i consigli che ho ricevuto mi sono stati molto d'aiuto

difficilissimo

uno degli aspetti del problema è che occorre imparare a lavorare molto di più in collegamento e collaborazione fra professionisti. medici di famiglia, psichiatri, psicologi, uffici della ASL. tutti questi sono gli attori in gioco e di solito l'esperienza di colalborazione si impara solo occupandosi dei casi. in situazioni come queste i casi solo troppo gravi e (per fortuna) molto rari così da non permettere di imparare facendo. servono più studi, serve più formazione e didattica.

è difficile

veramente difficile la gestione dei pazienti che presentano un rischio per sè e a volte per gli altri. da psicologo psicoterapeuta nel corso della mia vita professionale non mi sono mai trovato a gestire situazioni di grave pericolo ma mi sono spesso interrogato su quello che avrei saputo (o potuto) fare se avessi avuto da curare un paziente in questa situazione. spero che questo ambito specifico della valutazione del rischio di abusi di armi possa essere un contributo alla riflessione su quegli aspetti, come la pericolosità, che a distanza di anni dalla preziosa legge 180 restano però ancora irrisolti sul piano delle norme, e del dibattito culturale.

oltre le apparenze

Faccia d'angelo si potrebbe dire, una persona al di sopra di ogni sospetto, ma questo è solo quello che si vede incontrandolo epr strada non ci consente di capire che cosa passa per la mente, quali segrete vendette sta maturando sotto il candido profilo del bravo signore e padre di famiglia. La gelosia per esempio logora giorno dopo giorno e epiù ancora il segreto rancore matura per esplodere quando meno lo si immagina. Vorrei poter leggere dentro a questo mio paziente. Vorrei che serenamente mettesse sul tavolo i suoi pensieri, le sue idee, i suoi rancori, la sua rabbia e invece devo ascoltare i suoi successi professionali e apprezzare la cravatta di marca che sfoggia come bandiera del suo status sociale. Colleghi cosa devo guardare' cosa gli devo chiedere per fare in modo che si aprà e poi ho veramente l'autorità per dirgli guarda è meglio che il porto d'armi tu torni tra un anno a parlarmene perchè sento che potrebbe sfuggirti di mano, sento che potresti una sera o una mattina svegliarti o decidere che forse è meglio scrivere fine con i bossoli della rivoltella che vorresti tenere nella scrivania' gli dico che non mi ispira sicurezza. Dovrei far leva su concetti serviti sul vassoio della diagnostica: disturbi della condotta, aggressività, violenza, disturbi del controllo............ma chi mi crede, aspetto a firmare la richiesta, dico che forse è meglio parlarne ancora, nel suo interesse naturalmente eperchè no anche nel mio e dell'intera società. Ci rivediamo allora .............fino a quando potrò prendere tempo?
La paura è sua o è soprattutto mia di rendermi indirettamente responsabile di quealche abuso a mano armanata?
Non so cosa rispondere e prendo tempo......domani sarà nun altro giorno e forse avrò le idee più chiare

e gli anziani?

da non dimenticare la crescente popolazione anziana tra cui uno dei fattori di rischio di azioni violente è rappresentato dalle varie forme di demenza magari con manifestazioni aggressive. come è possibile conoscere se possiedono armi? o se ne hanno l'accesso? il ruolo di medici e specilisti per valutare e gestire il rischio è indispensabile ma quale è la reale formazione in merito?

difficile la pratica clinica

sono molto contento che sia stato finalmente avviato questo discorso. anche in questi giorni la cronaca ha riportato notizie di persone note per disturbi mentali che hanno compiuto azioni violente. nella mia pratica quotidiana ogni volta che esiste una situazione di potenziale rischio mi chiedo come fare. fino ad oggi per fortuna non è mai successo nulla di grave ma sia in università che duurante la specializzazione non ho mai ricevuto una formazione adatta ad affrontare il problema.

pericolosità e armi

questo discorso mi interessa molto. sono psicologa e pratico la professione privata da tre anni. nessuno mi ha mai spiegato durante la formazione universitaria e in seguito in specialità la gestione della pericolosità di alcuni pazienti. ad esempio, oltre al problema relativo alla sicurazza personale, non saprei nemmeno a chi rivolgermi per segnalare che un mio paziente affetto da disturbi psichici gravi è in possesso di armi con regolare porto d'armi o licenza di detenzione. devo anche ammettere che fino ad ora non mi sono mai posta il problema di indagare nello specifico, durante l'anamesi, se i pazienti detengano armi.

molto importante

anche a mio parere il disocrso è molto importante. sono uno psichiatra di una SPDC.
il controllo delle armi come fattori di rischio nei pazienti ricoverati in TSO e poi rimandati a casa, non è sistematico ed è importante che esistano criteri, almeno di massima condivisi.
saluti