Uccide due impiegate e si uccide negli uffici della Regione Umbria

Perugia, 6 marzo 2013
Tragedia a Perugia, nel centrale palazzo del Broletto. Andrea Zampi, un piccolo imprenditore perugino di circa 40 anni, ha sparato a due impiegate e poi si è tolto la vita sparandosi con la stessa arma. Le due lavoratrici sono rimaste uccise.

E' successo negli uffici della Regione Umbria. Sul posto, oltre ad alcune ambulanze del 118, sono accorse subito le volanti della digos e i carabinieri. Zampi sarebbe titolare di una piccola impresa di formazione cui la Regione non avrebbe confermato l'accreditamento. Secondo una prima ricostruzione, sembra che l'uomo sia entrato negli uffici, abbia sparato un colpo in aria, poi si sarebbe chiuso nella stanza con le due donne sparando loro. Quindi si sarebbe spostato in un'altra stanza e li' si sarebbe tolto la vita.La sparatoria sarebbe avvenuta al quarto piano.
"A seguito dei drammatici fatti avvenuti nella sede della Regione Umbria, al Broletto - si legge in una nota - il Comune di Perugia ha deciso di annullare tutte le manifestazioni pubbliche in programma per oggi e proclamare il lutto cittadino".
Obiettivo degli inquirenti è ora verificare "la legittimità del possesso di un'arma da parte dell'autore del reato" scrive in una nota il procuratore della Repubblica. Accertamenti, spiega il magistrato in poche righe, condotti con la collaborazione della questura. Riguardano in particolare la documentazione medica prodotta da Zampi per il rilascio dell'abilitazione al tiro a volo sportivo.
Un permesso che gli consentiva solo di portare da casa al poligono l'arma, smontata e all'interno di un'apposita valigetta. Zampi l'aveva già ottenuto nel 2009 ma poi gli era stato revocato nello stesso anno dopo essere stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio. Circa sei mesi fa l'imprenditore aveva nuovamente presentato la domanda, corredata dai relativi certificati medici che ne attestavano la sua idoneità. Così l'abilitazione "all'attività sportiva" era stata concessa. Pochi giorni fa Zampi aveva acquistato la pistola, una Beretta semiautomatica nove per 21. Dall'indagine è però emerso che non si è mai recato al poligono. L'aveva invece con sé quando è entrato negli uffici del Broletto. Ieri sera è stato sentito a lungo dagli inquirenti il medico di base che ha rilasciato il primo dei due certificati agli atti dell'ultima pratica. Ha spiegato di avere seguito Zampi da meno di un anno e di averlo visto un paio di volte. "Stava bene e non aveva alcun disturbo. Una persona normale" ha spiegato alla polizia e al magistrato che coordina le indagini. Intanto la Digos sta continuando a ricostruire nei dettagli quanto successo ieri. Zampi ha lasciato una sorta di testamento e diversi biglietti. In particolare di addio alla madre e contenenti preghiere ma anche altre frasi a sfondo religioso. Elementi che portano gli investigatori a ipotizzare che l'uomo avesse progettato il suicidio. Nulla invece di esplicito negli scritti sulla volontà di uccidere le due impiegate. Sulla loro scrivania l'imprenditore ha invece lasciato un corposo dossier con il quale ripercorre la sua storia professionale. Gli investigatori sono convinti che il gesto sia maturato per la paura di Zampi di perdere l'accreditamento della sua azienda.