Strage in tribunale a Milano

Milano, 10 aprile 2015 - Un'aula magna piena in ogni ordine di posto, con tanta gente rimasta in piedi e altra fuori perché non è riuscita ad entrare, ha commemorato le vittime della strage avvenuta ieri intribunale a Milano, nella quale sono morti il giudice Fernando Ciampi, l'avvocato Lorenzo Claris Appiani e Giorgio Erba.
Era presente anche la madre del giovane avvocato, oltre al presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli e al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. Lacrime e lunghi applausi a ricordo delle tre persone uccise.
«Il tribunale mi ha rovinato, quel posto è l'origine di tutti i miei mali». Sono le parole, secondo quanto si apprende, dette da Claudio Giardiello ieri subito dopo l'arresto avvenuto a Vimercate. Agli investigatori Giardiello ha anche ribadito di aver agito per vendetta.
Quando l'hanno arrestato Claudio Giardiello, l'uomo che ieri ha fatto una strage al Tribunale di Milano, aveva la pistola in tasca e il colpo in canna. Lo si apprende da fonti investigative, secondo le quali l'uomo aveva un altro intero caricatore pieno di colpi oltre a quello utilizzato per uccidere in tribunale tre persone e ferirne altre tre.
Non è escluso che la procura di Monza ipotizzi il reato di strage nei confronti di Claudio Giardiello, l'uomo che ha ucciso tre persone, ferendone altrettante, in tribunale a Milano. Allo stato l'imputazione è per omicidio plurimo premeditato e tentato omicidio nei confronti dei feriti.
Il pm di Monza Franca Macchia ha depositato stamani la richiesta di convalida dell'arresto. Bisognerà capire, però, sulla scorta degli accertamenti, se Giardiello, dopo aver ucciso il coimputato Giorgio Erba, il testimone Lorenzo Claris Appiani e il giudice Fernando Ciampi, abbia poi sparato all'impazzata ferendo altre persone.
Claudio Giardiello, oltre ad aver ucciso tre persone, ne ha ferite altrettante. Un avvocato, Paolo Brizzi, è infatti rimasto ferito, anche se in modo non grave, nel corso della sparatoria. Rimane in terapia intensiva Davide Limongelli, mentre è rimasto ferito ad una gamba il commercialista Stefano Verna. Giardiello sarà interrogato domani per la convalida dell'arresto mentre il pm di Monza Franca Macchia è in attesa dei risultati degli accertamenti clinici a cui è stato sottoposto l'imprenditore al quale è stato anche fatto il narcotest dal momento che, quando è stato fermato, era in sella al suo scooter. I risultati saranno noti nei prossimi giorni.
«Edmondo stanno sparando al terzo piano, un imputato ha ucciso tre persone, siamo chiusi in camera di consiglio. Vieni». Queste le parole che avrebbe usato il pm Luigi Orsi, che ieri mattina era nell'aula del Tribunale di Milano dove Claudio Giardiello ha compiuto una strage, telefonando immediatamente al capo della Procura milanese Edmondo Bruti Liberati. Lo ha raccontato lo stesso procuratore, il quale poi, dopo la chiamata, è subito sceso verso l'aula dove due persone erano state uccise e una era stata ferita.
I carabinieri di Milano stanno sentendo in caserma un amico di Claudio Giardiello che, secondo indiscrezioni, più volte avrebbe raccolto i suoi 'sfoghi' tra cui anche frasi minacciose che oggi assumono un inquietante significato. L'uomo, Ermenegildo Gabrielli, 51 anni, è stato raggiunto ieri da una troupe del Tg5 che lo ha intervistato.
Ai giornalisti l'uomo ha raccontato di quando Giardiello gli diceva di essere «stato rovinato dal nipote che stava sfasciando la società» e di odiare i giudici che «gli avevano pignorato la proprietà» impendendogli così di venderla sul mercato e di guadagnare quello che lui riteneva il necessario per ripianare i debiti.
Durante l'intervista ha ricordato anche di quando Giardiello era venuto da lui presentandogli un porto d'armi sportivo e dicendogli «poi li ammazzo tutti», frase alla quale l'amico non aveva dato molto peso conoscendo il rancore dell'uomo ma anche il suo «buon carattere».
Al momento dell'arresto Claudio Giardiello, l'uomo che ha sparato in tribunalea Milano, non aveva con sé alcun tesserino da avvocato che, secondo una delle ipotesi, avrebbe utilizzato per entrare a Palazzo di Giustizia. L'uomo è entrato dal lato di via Manara e ci sono delle riprese video che lo confermerebbero già acquisite dagli inquirenti ma che devono ancora essere vagliate. Del tesserino, però, nessuna traccia: sia durante la perquisizione personale sia durante quella dello scooter i carabinieri non ne hanno infatti trovato traccia. Giardiello, sempre secondo quanto si apprende, continuerebbe a rifiutarsi di spiegare come è entrato in tribunale.
«Avevo lasciato lo scooter parcheggiato in via Manara, fuori dall'ingresso da cui ero entrato». È quanto avrebbe detto Claudio Giardiello, il killer che ieri ha compiuto una strage inTribunale a Milano, subito dopo l'arresto ai carabinieri che lo hanno bloccato a Vimercate (Monza). Un elemento che lascia supporre agli inquirenti che l'immobiliarista sarebbe uscito dalle porte del Palazzo di via Manara da dove era entrato poco prima delle 9,30.
«Claudio Giardiello non è entrato nel Palazzo di giustizia insieme a me»: l'ha detto l'avvocato Michele Rocchetti, ex difensore dell'uomo che ha sparato, al procuratore Edmondo Bruti Liberati, che lo ha ascoltato ieri, subito dopo gli avvenimenti. L'avvocato Rocchetti difendeva Giardiello nel processo per bancarotta, ed era in aula quando l'uomo ha sparato. Il legale ha detto che quando è entrato nell' edificio non era con Giardiello che avrebbe quindi superato i controlli da solo, forse esibendo un falso tesserino agli addetti alla sorveglianza.
Il legale Rocchetti ha chiarito di essere entrato «come sempre, dall'ingresso riservato agli avvocati in via Freguglia». E ha poi spiegato di aver incontrato il suo cliente Giardiello direttamente «al terzo piano, poco lontano dall'aula, davanti alla cancelleria della seconda sezione penale». In sostanza, Giardiello e il suo avvocato si sarebbero incontrati già dentro il Palazzo vicino all'aula e poco prima dell'inizio dell'udienza. Quando Giardiello è arrivato, ha spiegato ancora il difensore, «io ero già là, a scambiare due chiacchiere con un testimone».

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