La prevenzione del rischio di abuso di armi e gli Istruttori di Tiro dei TSN.

Considerazioni e dubbi di carattere psicologico da parte di una categoria, gli Istruttori di Tiro dei TSN, che ha il compito di certificare la capacità tecnica all’uso delle armi per coloro che richiedono un titolo di acquisto per le stesse.

Dott. Marco Leonardi Scomazzoni

Premessa

Il cittadino che vuole acquisire un’arma, deve seguire un iter ben preciso una vera e propria “catena di controllo e verifica”.
Il primo anello di questa catena è costituito dal Certificato Anamnestico rilasciato dal proprio medico curante, il secondo dal Certificato di Idoneità psico-fisica all’uso delle armi, rilasciato da un Ufficiale Sanitario, il terzo, dal Certificato di Idoneità al maneggio delle armi (se il soggetto non ha prestato il servizio militare) rilasciato da una Sezione del Tiro a Segno Nazionale il quarto e ultimo dal rilascio del titolo di acquisto, (Nullaosta o Porto d’armi) rilasciato dalle competenti autorità di Polizia dopo la verifica di eventuali precedenti penali.
Dal primo gennaio 2005, fine del servizio Militare obbligatorio, stiamo assistendo, ad un notevole incremento delle richieste di Certificati di Idoneità al maneggio armi, anche per un aumento di richieste da parte di un’utenza femminile che un tempo era assolutamente marginale.
Questo mutato quadro operativo ha reso necessario all’interno delle Sezioni del TSN, la scissione della figura dell’Istruttore di Tiro da quella di Direttore di Tiro, un tempo indifferenziate, limitando il secondo al controllo dell’applicazione delle norme di sicurezza nello stand di tiro e ad essere di ausilio a tiratori già capaci.

Gli Istruttori di Tiro dei TSN

Gli Istruttori Tiro di norma volontari, sono stati scelti fra tiratori e direttori di tiro con profonda conoscenza della materia, buona capacità dialettica e didattica, affabilità, calma e pazienza nei rapporti con le persone.
Sono stati formati soprattutto dal punto di vista della didattica specifica della materia, ma credo che una formazione dal punto di vista psicologico nel rapporto con l’utente sia l’esigenza che sentono più pressante perché, in questo campo, tutto quello che hanno imparato lo hanno imparato da auto-didatti.
L’istruttore di Tiro è quello che istruisce l’utente attraverso un corso teorico e pratico sul maneggio delle armi in sicurezza e sulle normative che ne regolano l’acquisizione e la detenzione.
Egli è quello che materialmente mette nelle mani dell’utente per la prima volta un’arma, di norma prima una carabina poi una pistola per fargli sparare 50 colpi con entrambe cercando di fargli ottenere un punteggio minimo che valutato assieme al comportamento tenuto dall’esaminando sulla linea di tiro gli consenta di ottenere il certificato maneggio armi.
E’ chiaro, che Il gesto di consegnare un’arma nelle mani di un’altra persona, è un gesto che ha un alto valore simbolico: significa mettere la propria vita nelle mani di un altro, significa dire con un gesto: “ti ho valutato e ho ritenuto che tu sia una persona sufficientemente capace e responsabile da non abusare di questa mia fiducia”.
In una società che tende a deresponsabilizzare l’individuo in tutti i campi, credo che questo sia uno dei gesti più forti in senso opposto, inoltre dare fiducia evidentemente crea un circolo virtuoso per cui la persona responsabilizzata risponde dimostrando di meritare quella fiducia concessa comportandosi conseguentemente in modo corretto.
La dimostrazione di questo, sta nel fatto che fino ad ora la categoria degli Istruttori di Tiro non ha subito ne danni ne perdite durante questo servizio, o sono degli incoscienti fortunati o, con l’esperienza, hanno acquisito una sorta di sesto senso nel valutare, di volta in volta, chi si trovano di fronte.
Ma questo non significa che continueremo ad essere così bravi o fortunati, ed è per questo che abbiamo bisogno di ampliare il nostro bagaglio di informazioni e aumentare la qualità della nostra “formazione”.

Sinergie operative

Gli Istruttori di Tiro sono quelli maggiormente interessati che la certificazione medica del soggetto che esaminano sia quanto più possibile aderente alla realtà, perché ne va della loro incolumità, purtroppo ci sono casi (pochi per fortuna) in cui la certificazione psico-fisica non rispecchia le condizioni reali del soggetto, questo può essere “fermato” solo se non supera i minimi per l’ottenimento della certificazione.
Imparare a sparare in se non è difficile, quello che lo rende difficile è la tensione emotiva con cui si carica questo gesto, la “paura” dell’arma, dell’incapacità di dominarla o, in realtà, l’incapacità di controllare se stessi.
Un soggetto “normale” con un buon istruttore (non il genere sergente dei Marines) che lo sappia mettere a proprio agio è in grado di affrontare l’esame senza paura o di superarla dopo aver sparato pochi colpi.
Ma il “patologico” siamo in grado di riconoscerlo? Va aiutato a superare questa sua incapacità di controllare questa nuova situazione? O questa sua incapacità è un segnale di un “disagio” più profondo, un campanello di allarme che non va sottovalutato e che necessita di un intervento qualificato? A chi ci possiamo rivolgere e come possiamo intervenire vista la delicatezza del problema?
Ecco alcune delle domande che alle volte ci passano per la testa, ben venga quindi, questo sito di approfondimento per creare sinergie e contatti fra categorie che pregiudizio paure e sospetti hanno tenuto distanti.
Abbiamo bisogno di scambiare esperienze, raccogliere dati, iniziare a studiare seriamente un settore misconosciuto confrontarci anche con Istruttori di Tiro di Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri perché i problemi che incontrano con tipologie di persone che quotidianamente portano l’arma per lavoro sono molto simili a quelli di due categorie di nostra competenza, ovvero guardie giurate e vigili urbani.

Dott. Marco Leonardi Scomazzoni.